“Dormono ancora tutti: Ambra, nel suo lettino, mamma e papà qui accanto, solo con le lenzuola perché anche se d’estate è caldo le notti sono fresche e si dorme bene con qualcosa di leggero addosso. Scivolo giù dal letto e cammino verso la stanza dei giochi: lì c’è il mio trattorino. Passo davanti al laboratorio della mamma, quello pieno di pentoloni dove -come una maga o forse una strega – immerge la lana delle pecore in tantissima acqua colorata dai fiori che raccoglie con Ambra, mia sorella, e le fa bollire il tempo che serve. Lei sa fare un sacco di magie, e tra tutte questa è la più bella. Prima di arrivare alla stanza dei giochi passo davanti alla cucina, che è dove sono i segreti del papà. Lui si alza presto, prende il barattolo col lievito madre e inizia a mescolare dosi precise di acqua e farina, che poi lascia a riposare. Sappiamo tutti che dobbiamo stare molto attenti a non aprire porte e finestre, perché sennò l’incantesimo si può annullare: il lievito non crescerebbe bene e il pane non verrebbe. Però non è mai successo.

Noi siamo ancora piccoli e mia sorella non cammina così tanto, e poi d’estate c’è sempre da fare, perché si va nel campo a raccogliere i piccoli frutti fin dal mattino presto, quindi facciamo un sacco di altre cose belle dove si fatica un po’ meno. Il mio posto preferito è il Ponte dell’Orco, sia per il nome sia perché ha una forma strana e un po’ paurosa. È un ponte altissimo, tutto di roccia, sospeso sopra la montagna e il bosco. Oggi è giugno, c’è il sole e il papà ci ha detto che potevamo scegliere noi cosa fare. Ambra vorrebbe andare ad Arte Sella – dicono che è un Museo all’aperto pieno di opere d’arte ma per me è un enorme parco giochi tutto da correre, dove entri dentro le cose e ogni volta che ci vai sono sempre diverse. Di solito ci andiamo in autunno perché i faggi diventano giallo oro, i carpini rosso rame e sembra veramente di essere dentro una favola.

Io vorrei andare a fare un giretto in bici sulla ciclabile della Valsugana, pedalare fino al lago di Levico e poi ancora fino a Caldonazzo, mangiare un gelato, fare il bagno, giocare un po’ nel prato e poi tornare indietro. Tanto abbiamo le bici elettriche, e se siamo stanchi la mamma e il papà ci portano nel carrellino.

Però è strano che si devono ancora alzare tutti, se si fa tardi diventa troppo caldo e allora ci conviene andare al parco di Bieno, che è qui vicino e c’è il ruscello, oppure al biolago a Pieve Tesino che è come una piscina ma l’acqua è dolce come quella del lago e non ha quel sapore di dentifricio. A Cinte Tesino c’è anche l’Acropark, il più avventuroso e divertente dei parchi gioco! O al Museo del Legno di Carzano, oppure alle grotte di Selva e Tesino, anzi no all’ oasi WWF della Valtrigona dove c’è un anziano signore che ci racconta sempre un sacco di cose sugli animali del bosco! Appena si sveglia la mamma le chiedo se stasera ci porta a guardare le stelle all’Osservatorio Astronomico di Celado. Intanto mi siedo in soggiorno a guardare fuori l’enrosadira sulle montagne di Cima 12 e sorseggio un succo di frutta fatto con i lamponi che raccogliamo nei campi qui sotto“.

“Prima di entrare nella stanza dei giochi apro un po’ la porta coi “lavori del ferro e del legno” e guardo dentro: scheletri di armadi, il tavolone da lavoro, l’ombra dell’incudine enorme, bellissimi e irraggiungibili, ma il papà mi ha detto che quando sarò più grande mi insegnerà a fare tutto, come fa con gli altri. In autunno e in inverno infatti passano di qui piccoli gruppi di persone che vogliono imparare a fare cose e immaginano di vivere come noi. La mamma gli insegna a tingere la lana, il papà come si fa il pane col lievito madre, e poi come si lavora il ferro. Alcuni invece vengono per le montagne, dormono qui, mangiano qui, chiacchierano coi grandi, giocano un po’ con noi e poi partono per lunghe camminate: vanno sul Lagorai, fatto di montagne ricche di ruscelli, torrenti e laghi. Fanno il giro lungo, l’alta via del granito fino in Cima d’Asta e poi i laghi di Rava e Ravetta, o giretti più piccoli, come quello a malga Tizzon oppure in Caldenave. Ci sono poi le forre di Sorgazza dove si può addirittura scivolare sull’acqua, i grandi lo chiamano “canyoning”. Se è inverno vanno a sciare alle funivie del Brocon oppure con le ciaspole e tornano la sera, stanchi e sorridenti, con gli occhi che luccicano e si riscaldano di fronte al focolare.

“Dormono ancora tutti: Ambra, nel suo lettino, mamma e papà qui accanto, solo con le lenzuola perché anche se d’estate è caldo le notti sono fresche e si dorme bene con qualcosa di leggero addosso. Scivolo giù dal letto e cammino verso la stanza dei giochi: lì c’è il mio trattorino. Passo davanti al laboratorio della mamma, quello pieno di pentoloni dove -come una maga o forse una strega – immerge la lana delle pecore in tantissima acqua colorata dai fiori che raccoglie con Ambra, mia sorella, e le fa bollire il tempo che serve. Lei sa fare un sacco di magie, e tra tutte questa è la più bella.

Prima di arrivare alla stanza dei giochi passo davanti alla cucina, che è dove sono i segreti del papà. Lui si alza presto, prende il barattolo col lievito madre e inizia a mescolare dosi precise di acqua e farina, che poi lascia a riposare. Sappiamo tutti che dobbiamo stare molto attenti a non aprire porte e finestre, perché sennò l’incantesimo si può annullare: il lievito non crescerebbe bene e il pane non verrebbe. Però non è mai successo.

Ho quasi raggiunto la stanza dei giochi ma prima apro un po’ la porta coi “lavori del ferro e del legno” e guardo dentro: scheletri di armadi, il tavolone da lavoro, l’ombra dell’incudine enorme, bellissimi e irraggiungibili, ma il papà mi ha detto che quando sarò più grande mi insegnerà a fare tutto, come fa con gli altri.

In autunno e in inverno infatti passano di qui piccoli gruppi di persone che vogliono imparare a fare cose e immaginano di vivere come noi. La mamma gli insegna a tingere la lana, il papà come si fa il pane col lievito madre, e poi come si lavora il ferro. Alcuni invece vengono per le montagne, dormono qui, mangiano qui, chiacchierano coi grandi, giocano un po’ con noi e poi partono per lunghe camminate: vanno sul Lagorai, fatto di montagne ricche di ruscelli, torrenti e laghi. Fanno il giro lungo, l’alta via del granito fino in Cima d’Asta e poi i laghi di Rava e Ravetta, o giretti più piccoli, come quello a malga Tizzon oppure in Caldenave. Ci sono poi le forre di Sorgazza dove si può addirittura scivolare sull’acqua, i grandi lo chiamano “canyoning”. Se è inverno vanno a sciare alle funivie del Brocon oppure con le ciaspole e tornano la sera, stanchi e sorridenti, con gli occhi che luccicano e si riscaldano di fronte al focolare.

Noi siamo ancora piccoli e mia sorella non cammina così tanto, e poi d’estate c’è sempre da fare, perché si va nel campo a raccogliere i piccoli frutti fin dal mattino presto, quindi facciamo un sacco di altre cose belle dove si fatica un po’ meno. Il mio posto preferito è il Ponte dell’Orco, sia per il nome sia perché ha una forma strana e un po’ paurosa. È un ponte altissimo, tutto di roccia, sospeso sopra la montagna e il bosco. Oggi è giugno, c’è il sole e il papà ci ha detto che potevamo scegliere noi cosa fare. Ambra vorrebbe andare ad Arte Sella – dicono che è un Museo all’aperto pieno di opere d’arte ma per me è un enorme parco giochi tutto da correre, dove entri dentro le cose e ogni volta che ci vai sono sempre diverse. Di solito ci andiamo in autunno perché i faggi diventano giallo oro, i carpini rosso rame e sembra veramente di essere dentro una favola.

Io vorrei andare a fare un giretto in bici sulla ciclabile della Valsugana, pedalare fino al lago di Levico e poi ancora fino a Caldonazzo, mangiare un gelato, fare il bagno, giocare un po’ nel prato e poi tornare indietro. Tanto abbiamo le bici elettriche, e se siamo stanchi la mamma e il papà ci portano nel carrellino.

Però è strano che si devono ancora alzare tutti, se si fa tardi diventa troppo caldo e allora ci conviene andare al parco di Bieno, che è qui vicino e c’è il ruscello, oppure al biolago a Pieve Tesino che è come una piscina ma l’acqua è dolce come quella del lago e non ha quel sapore di dentifricio. A Cinte Tesino c’è anche l’Acropark, il più avventuroso e divertente dei parchi gioco! O al Museo del Legno di Carzano, oppure alle grotte di Selva e Tesino, anzi no all’ oasi WWF della Valtrigona dove c’è un anziano signore che ci racconta sempre un sacco di cose sugli animali del bosco! Appena si sveglia la mamma le chiedo se stasera ci porta a guardare le stelle all’Osservatorio Astronomico di Celado. Intanto mi siedo in soggiorno a guardare fuori l’enrosadira sulle montagne di Cima 12 e sorseggio un succo di frutta fatto con i lamponi che raccogliamo nei campi qui sotto“.